domenica 1 luglio 2012

ESOC 2012: il torneo

Foto di gruppo edizione 2012
Quest' anno è stata una edizione del torneo molto combattuta anche se dominata dalla squadra di ESTEC che ad oggi sembra difficile da battere. Noi ci siamo battuti con grande impegno e alla fine siamo riusciti a ottenere il secondo posto e il premio per la migliore giocatrice a Raffaella.
ESRIN team 2012: Raffa-Mario-Dino

Devo dire che di anno in anno si fà sempre piu' dura, quest'anno ho giocato da numero 1 in assenza di Gianluca e ho avuto delle partite molto impegnative. In singolare ho vinto con Norrie (ESAC) ma ho perso con Giorgio (ESTEC) e con un ragazzo di ESOC anche se a dire il vero la partita è stata interrotta per pioggia e poi giocata su un campo indoor di moquette .... Insieme a Dino abbiamo vinto due doppi molto combattuti con ESAC contro Norrie-Richard e contro ESOC dopo un terzo set al tie-break decisivo.
Sono state delle partite molto piacevoli anche se troppe in troppo poco tempo .... ma eravamo solo in tre anche se Valerio ha fatto il suo debutto giocando e vincendo una partita anche lui.
Punteggio finale ESA Tournament 2012

venerdì 29 giugno 2012

ESOC 2012: il viaggio

Quest'anno l'ESA Tournament è stato organizzato dal team di ESOC.
La nostra squadra alla fine è partita anche se a ranghi ridotti. Io, Dino e Raffaella supportati da Valerio e le due Giorgia, dopo un mitico volo Ryanair da Ciampino venerdi alle 16:30 siamo riusciti a raggiungere l'IBIS hotel di Darmstadt alle 01:15 .....!!
L'organizzazione Filini ha colpito su tutti i fronti... non abbiamo trovato una macchina da affittare, abbiamo preso un bus, poi un treno poi abbiamo camminato con tutti i bagagli per Darmstadt per un paio di chilometri.. poi dopo una tipica cena tedesca (al McDonald's vicino alla stazione - unica cucina aperta nei paraggi) siamo arrivati a destinazione, freschi come rose per affrontare una due giorni-maratona di tennis .... ma questo ve lo racconto nel prossimo post!!! 

Aspettando il bus per Francoforte .....

Valerio, Raffa, Giorgia,Giorgia,Dino a Darmstadt

giovedì 28 giugno 2012

Tra Scipione, Caronte e ... Balotelli


Il mese di giugno quest'anno a Roma è stato uno dei piu' caldi della storia.
Abbiamo avuto due picchi di temperature che la fantasia dei nostri metereologi hanno denominato Scipione e Caronte.
Ma questo mese di giugno 2012 sarà sopratutto ricordato per le eroiche gesta
dei nostri calciatori che contro ogni pronostico hanno raggiunto la finale del campionato europeo.
Tra una birra fresca ed una fetta di cocomero io li ho seguiti cosi':

Italia - Germania 2-1


mercoledì 27 giugno 2012

Federer moment

Quasi tutti quelli che amano il tennis e seguono i tornei maschili in televisione avranno sperimentato, negli ultimi anni, uno di quelli che potrebbero essere definiti “Federer Moments”. Ci sono delle volte, quando guardi giocare il tennista svizzero, in cui la mascella scende giù, gli occhi si proiettano in avanti ed emetti suoni che inducono il coniuge nell’altra stanza a venire a vedere se ti è successo qualcosa. Questi Federer Moments sono ancora più intensi se hai abbastanza esperienza diretta di gioco da comprendere l’impossibilità di quanto gli hai appena visto fare.


Tutti possiamo citare qualche esempio. Questo è uno. Finale dello US Open 2005, Federer contro Agassi, siamo all’inizio del quarto set, Federer ha il servizio. C’è uno scambio piuttosto lungo di colpi da fondocampo, con il caratteristico andamento a farfalla del tennis da picchiatori che predomina ai giorni nostri, con Federer e Agassi impegnati ognuno dei due a far correre l’avversario da un lato all’altro del campo, cercando di trovare il colpo vincente fino a quando, improvvisamente, Agassi tira fuori un potente rovescio incrociato che costringe Federer a decentrarsi alla sua sinistra: ci arriva, in allungamento col rovescio, ma il tiro esce corto e tagliato, mezzo metro oltre la linea di battuta, una di quelle situazioni in cui Agassi va a nozze, e mentre Federer si scalmana per cambiare direzione e recuperare la posizione centrale, Agassi si fa sotto per prendere la palla corta di controbalzo e la scaglia con forza nello stesso angolo di prima, per cercare di prendere Federer in contropiede, e in effetti ci riesce: Federer è ancora vicino all’angolo, ma sta correndo verso il centro, e la palla ora è diretta verso un punto dietro di lui, dove stava appena un attimo fa, e non c’è tempo di girare il corpo, e Agassi segue il colpo scendendo a rete sul rovescio ed ecco che Federer, non si sa come, riesce a invertire istantaneamente la spinta, arretra di tre o quattro passi quasi saltellando, a velocità impossibile, e colpisce la palla di diritto sul suo lato di rovescio, con tutto il peso spostato all’indietro, e quel diritto è un topspin lungolinea da urlo, e Agassi, sceso a rete, si protende per cercare di intercettarlo, ma la palla lo supera, corre lungo la linea e va a atterrare esattamente sull’angolo destro del campo di Agassi, conquistando il punto, con Federer che ancora sta danzando all’indietro quando la palla tocca terra. E poi segue quel consueto, breve secondo di silenzio attonito prima che la folla newyorchese esploda, e in tv John McEnroe, con il suo auricolare da commentatore in testa, che dice (più che altro a se stesso, sembra): “Come ha fatto a far punto da quella posizione?”. E ha ragione: considerando la posizione di Agassi e la sua straordinaria velocità, Federer doveva indirizzare la palla dentro un corridoio largo cinque centimetri se voleva superarlo, ed è quello che ha fatto, muovendosi all’indietro, senza tempo per preparare il colpo, e senza poter sfruttare il peso del corpo per imprimergli potenza. Era impossibile. Era una roba alla Matrix. Non so che razza di suoni siano usciti dalla mia bocca, ma la mia consorte dice di essere accorsa nella stanza e di aver trovato il divano pieno di popcorn e il sottoscritto in ginocchio, con gli occhi che sembravano quelli finti a palla che si trovano nei negozi di cianfrusaglie. Questo è un esempio di Federer Moment, ed era solo in tivù, e la verità è che il tennis in tivù sta al tennis dal vivo più o meno come il video porno sta alla realtà percepita dell’amore umano. (da La Repubblica)

martedì 26 giugno 2012

Franzen #2

Ho finito di leggere un romanzo di Jonathan Frenzen "Le correzioni" e come accaduto anche per "Liberta" questa lettura ha suscitato in me molte riflessioni. L'autore riflette e fa riflettere sulla vita, sul destino e sopratutto sulle relazioni che ogni uomo e' in grado di stabilire con i suoi "vicini". Siamo liberi di vivere i nostri rapporti con gli altri nel modo che scegliamo ma e' chiaro che subiamo a causa di queste relazioni delle influenze positive o negative. Ma noi dobbiamo vivere questi rapporti non come fallimenti o come successi ma solo come possibilita'. Credo che i romanzi ci aiutano a capire il concetto di destino e la necessità di assumerlo come proprio, di non fuggirlo, non negarlo. In fondo il fatto che si compia il destino di un personaggio in un romanzo ci insegna anche questo, che si può lottare, combattere, avere ambizioni e desideri, trasformare e trasformarsi, che sempre però l’io deve fare i conti con i legami con gli altri, non può nascondere o ignorare questi legami; i legami e le situazioni che si creano sono il terreno sul quale cimentarsi, dal quale non si può prescindere. I personaggi dei romanzi vivono, nel corso delle pagine, passano da una situazione a un’altra; ma sempre fanno i conti con quel che li circonda. Non posso dimenticare come il vecchio padre abbia una passione smisurata per il figlio piu' piccolo nonostante, abbiamo potuto legger nel libro, egli sia di fatto il peggiore, il meno affidabile, rispetto ai suoi fratelli. Eppure gli occhi di Alfred si illuminano solo quando questo figlio riesce a raggiungerlo per quello che sara' il loro ultimo Natale insieme nella casa di St. Jude. E mi fa pensare il fatto che di questo struggente ed incondizionato amore il figlio non se ne rende nemmeno conto ma sara' in grado di capirlo solo grazie all'intervento dei fratelli. 
Il messaggio chiaro che emerge dalle circa 600 pagine del libro e' che dobbiamo accettare il nostro destino, vivendolo non passivamente ma con la consapevolezza che e' parte del mondo fatto di spazi e di relazioni in cui giorno dopo giorno costruiamo la nostra esistenza.